Mamma, ma…. mi porti dal “dentista”?

“Ho portato dal dentista mio figlio perché ho visto una piccola macchia su un dentino. Potrebbe essere una carie? Si è anche lamentato una volta mangiando… mi hanno confermato che è necessario curarlo ma… come faccio a fargli affrontare queste cure? Hanno tutti paura del dentista! Anche io sono sempre tesa e preoccupata ogni volta che ci vado…”

Questo è il pensiero ricorrente della maggior parte dei genitori che si rivolgono ad un pedodontista o, come mi piace più considerarmi, ad un odontopediatra, cioè a chi come me si occupa di curare i denti ai bimbi di tutte le età e a seguire la crescita di uno degli apparati più utilizzati del nostro corpo: la bocca. 

Il nostro obiettivo è quello di far sì che un organo così complesso come il nostro apparato stomatognatico (la nostra bocca si chiama proprio così) goda di buona salute e abbia un buon equilibrio nella sua complessa funzione (deglutizione, masticazione, respirazione, fonazione, espressione ed estetica). Ha inoltre rapporti più o meno stretti con altre strutture importanti come l’organo dell’equilibrio, il labirinto posizionato nella parte più interna dell’orecchio, e tramite la muscolatura con le tempie, la nuca, la colonna cervicale, le spalle, la clavicola; insomma partecipa a complessi ed importanti giochi di equilibrio della parte alta del nostro corpo.

Per questo è importante seguirla e curarla in maniera corretta fin da bambini, così come consiglio di non trascurare i controlli alla forma dei piedini, alla forma e funzione delle ginocchia e della muscolatura durante la crescita, e così via. Tutto ciò che viene controllato e “guidato” durante la crescita fa sì che poi da adulti non si abbiano problemi di posture o disequilibri che difficilmente si possono sistemare quando la crescita ormai si è esaurita. 

Per tutti questi motivi è davvero importante effettuare controlli regolari alla bocca di tutti i bambini, seguire le indicazioni per una attenta prevenzione di eventuali malattie del cavo orale e se necessario far curare denti cariati, da latte (decidui) o permanenti che siano, e risolvere eventuali malocclusioni (disequilibri degli appoggi e posizione dei denti e/o anomalie della crescita ossea) che non fanno funzionare bene la muscolatura della parte bassa e media del volto e l’articolazione temporo-mandibolare che collega l’unico osso mobile del capo, la mandibola, alla nostra testa. 

Quindi se un bambino deve essere seguito regolarmente è importante scegliere un medico/dentista o odontoiatra formato specificatamente per loro: pedodontista, odontopediatra o odontoiatra infantile sono i termini corretti con cui veniamo chiamati. 

Lo scopo principale di noi “dentisti per bambini” è quello di creare con loro un rapporto privilegiato di fiducia, sicurezza e tranquillità, per permettergli di affrontare senza paura qualsiasi cura anche se complessa che lo riguardi ed in modo di non creare quella orribile “paura del dentista” che molti adulti hanno sviluppato per il loro passato di dolore o stress durante le prime sedute odontoiatriche. 

Per questo l’approccio di conoscenza e spesso anche le sedute operative hanno parvenza di “gioco”, sono carichi di fantasia e utilizzando un linguaggio che permetta ad ogni bambino, in base all’età, di capire cosa succede e a che cosa si sta sottoponendo senza averne paura ed affrontando tutto con la massima tranquillità. 

Ad un bambino io spiego sempre tutto quello che faremo insieme, quale strumento uso e cosa fa provandolo sulla manina, perché è importante far dormire un dentino (anestesia) se necessario e cosa proverà, perché sente amaro o rumori strani e così via, illustrandogli ogni passaggio con un linguaggio adeguato alla sua capacità di comprensione (ovviamente in modo diverso ad un bimbo di 4 anni rispetto ad uno di 6/7 anni o di 10) in modo tale che poi al momento di procedere, ripetendogli passaggio per passaggio quello che alla fine ormai conosce, non se ne spaventi. 

Voi non avreste paura di qualcosa che, non sapendo in pratica come funziona, viene usato in bocca, spruzza l’acqua, fa un rumore stranissimo, fa tremare un dente, ecc? In più con specchietti, dita, cotoni e quant’altro? Io sì! 

E questo è quello che si è fatto da sempre con gli adulti, a cui ci si limita a dire si sieda, apra la bocca, adesso le faccio l’anestesia e non molte altre informazioni. Ciò ha comportato sedute che hanno sviluppato stress e sensazioni sgradevoli rimaste impresse nella nostra mente per sempre. Io stessa ho un nitido e pessimo ricordo della mia prima seduta dal dentista da ragazzina, di moltissimi anni fa.

In base al carattere di ogni bambino cerco di far sì che si senta a suo agio e di renderlo sicuro di riuscire a fare una cura anche se può dare un po’ fastidio. Ogni termine “inadeguato” perché associato da lui ad episodi di dolore o paura è assolutamente abolito: mai dirò ago, puntura, dolore, male! Né mostrerò un ago o una siringa ad un piccolo che lo associa subito a procedure precedenti come le vaccinazioni per esempio. Ma sa di sicuro, se piccolo, che farò un “pizzico” grosso come quello di una zanzara cicciona e per magia il suo dentino inizierà a dormire e di conseguenza cosa si sente mentre è addormentato; non dirò metto un’otturazione sul dentino malato ma che incollo e disegno una stellina che o guarirà e così via. 

In più chiedo ai genitori durante la prima visita che rispondano tranquillamente alle domande che il bambino farà loro a casa ma, nella mia stessa ottica, che non usino terminologie associate ad eventi medici precedenti che il bambino ha vissuto spaventandosi e di tranquillizzalo dicendogli che, quando tornerà in studio da me, dottoressa che cura i dentini mentre papà e mamma non sono così esperti in queste cose, avrà tutte le risposte che vuole e potrà farmi tutte le domande che desidera. 

Tutto ciò da ottimi risultati nel tempo, con un bambino che torna volentieri ai controlli e non teme di sottoporsi ad altre sedute di cura, se necessarie. 

Il momento decisivo è la prima visita, in cui io e il bambino dobbiamo aver modo entrambi di conoscerci e creare un contatto che ci renda “amici”. E qui diventa fondamentale che la prima visita non sia mai una seduta operativa di cura: nessun problema, cronico o acuto (vedi ascesso o dolore) non è gestibile sul momento con un’adeguata terapia farmacologica.

Con tale approccio il bambino capisce che, in un momento in cui sta provando dolore e paura per quello che si dovrà fare per eliminare il problema, in realtà non succede nulla di difficile, spaventoso o fastidioso. Questo lo porterà a tornare per procedere alle concrete sedute di cura senza alcun timore. 

Purtroppo, spesso questo momento essenziale viene disatteso da precedenti tentativi di sedute presso colleghi bravissimi con gli adulti ma poco esperti di odontoiatria infantile. In parte pressati dai genitori che ovviamente vogliono avere una soluzione immediata, questi colleghi mantengono lo stesso atteggiamento che si ha con gli adulti, letteralmente terrorizzando il bambino e compromettendo la sua capacità di accettazione di successive cure anche presso un odontopediatra. Una pessima memoria, un brutto ricordo di una situazione vissuta in un ambiente simile, con gli stessi oggetti e strumenti, rende molto più difficile aiutare un bambino anche se ne ha davvero bisogno. Ma giustamente, ha ragione lui! Nei bambini prevale l’istinto di difesa davanti a ciò che spaventa o non conosce; l’adulto razionalmente si dice “devo farlo, lo faccio” anche se lo teme. 

Per questo dico ai genitori: mettetevi nei panni del vostro bambino, immaginatevi di essere lui. Come reagireste in tale situazione? Quindi, come possiamo aiutarlo insieme noi, io papà e mamma, ad affrontarla? Se quel giorno preciso noi vi sentite bene, siete stati male la notte, avete provato dolore negli ultimi giorni, e così via, siete contenti di dover andare dal dentista? Fare l’anestesia e sottoporvi a cure odontoiatriche proprio su ciò che vi ha fatto male? Forse è meglio affidarsi ai consigli di chi, dopo un’attenta visita e con adeguata conoscenza del problema, spiega come gestire nell’immediato ciò che ci mette in difficoltà e, sapendo che la causa (”carie”) non potrà scomparire da sola, programma come intervenire radicalmente con le sedute successive. Non è giusto sia così con i vostri bambini? Pensateci! 

Dott.ssa Martinoli

Dott.ssa Martinoli

Odontoiatria pediatrica


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